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Nel panorama economico mondiale attuale, è sempre maggiore la richiesta di una figura professionale competente in ambito internazionale, priva di "barriere geografiche", abile nell'integrarsi in nuove società e nuove culture. Ecco perchè la scelta di creare un blog dove poter analizzare articoli internazionali utili ad ampliare gli orizzonti della nostra mente. Il confronto e la ricerca sempre più accurata di notizie ci rende flessibili e quindi aperti alle novità, abili ad abbattere le "barriere geografiche" che ci circondano.

martedì 6 marzo 2012

Down from the "magic" number


"That magic, 8 percent number, though, is now history. At his annual address to open the National People’s Congress in Beijing, Chinese Premier Wen Jiabao on March 5 announced that the government has a GDP target of 7.5 percent this year. China hasn’t had a growth target that conservative since 2004."

Una previsione di crescita minore del magico 8%, un tasso di inflazione in crescita verso il 5%, tutti elementi che portano a far notare come la Cina stia sempre più passando da uno stato in via di sviluppo, ad uno consolidato. E' ancora l'Eldorado per tutti gli imprenditori europei e mondiali? A voi la parola...

http://www.businessweek.com/

3 commenti:

  1. Bell'articolo e bel blog, molto interessante. Personalmente credo che la Cina abbia commesso un grosso errore fino ad ora, ossia il fatto che grazie a tutte alle sue esportazioni abbia principalmente comprato titoli (soprattutto americani, ma non solo), senza quindi a sua volta importare. Le importazioni servono per migliorare il livello di benessere dei cittadini, dando loro a disposizione una quantità di beni maggiore rispetto a quanto viene prodotto internamente; e il livello di vita della maggior parte dei cinesi è pari a quello dei paesi ancora sottosviluppati. Certo, comprando debito americano (di nuovo, mi limito a prendere in considerazione il caso degli Usa, ma analogo discorso può essere fatto anche per l'Europa) la Cina si pone in posizione forte dal punto di vista politico a livello internazionale; una posizione quasi di possibile ricatto nei confronti degli Stati Uniti. Ma se iniziasse a vendere titoli (o quantomeno a smettere di comprarli), ed iniziasse ad importare, non solo migliorerebbe le condizioni di vita dei suoi cittadini, ma si ergerebbe a vera locomotiva dell'economia mondiale, trainando le esportazioni, e la ripresa, degli altri paesi. Ma forse la Cina non è ancora pronta ad assumersi tutte queste responsabilità...

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  2. Gran commento, ti ringrazio per la collaborazione!
    C'è da dire che certamente quello che dici è giusto, ma ricorda che la Cina non ha ancora un governo democratico e che quindi la popolazione e i suoi diritti vengono visti e "presi in considerazione" solamente in un secondo livello. A mio parere la loro politica del non importare è fondata sul fatto che essendo un paese "sotto regime" e soprattutto molto nazionalista impone una sorta di "proibizionismo" per cercare di fare crescere a dismisura le proprie attività interne. Ricordiamo che comunque un tasso di crescita del 7,5% rimane un dato MOSTRUOSO..

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    1. Sono d'accordo con te, anche sull'ultimo dato. Però come anche evidenzi giustamente nell'articolo sull'India, basare la propria economia solamente sulle esportazioni non sembra essere la mossa migliore. Sul fatto che comunque un 7,5% di crescita sia mostruoso non si discute, però penso che la Cina abbia bisogno di altro se vuole davvero diventare una superpotenza (o la superpotenza), ruolo che mi pare non disdegnerebbe. Ma penso che il modo migliore non sia con prove di forza sui propri cittadini, o mantenendo un tasso di cambio quasi fisso, o con il "ricatto" dei debiti pubblici; una vera locomotiva deve trainare le altre economie, anche grazie alle proprie importazioni. E se una locomotiva non traina, non è altro che un vagone merci con "aspirazioni da locomotiva"...(passami la metafora)

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