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Nel panorama economico mondiale attuale, è sempre maggiore la richiesta di una figura professionale competente in ambito internazionale, priva di "barriere geografiche", abile nell'integrarsi in nuove società e nuove culture. Ecco perchè la scelta di creare un blog dove poter analizzare articoli internazionali utili ad ampliare gli orizzonti della nostra mente. Il confronto e la ricerca sempre più accurata di notizie ci rende flessibili e quindi aperti alle novità, abili ad abbattere le "barriere geografiche" che ci circondano.

venerdì 9 marzo 2012

The end of cheap China... what's the future?


"On March 5th Standard Chartered, an investment bank, released a survey of over 200 Hong Kong-based manufacturers operating in the Pearl River Delta. It found that wages have already risen by 10% this year. Foxconn, a Taiwanese contract manufacturer that makes Apple’s iPads (and much more besides) in Shenzhen, put up salaries by 16-25% last month."

“It’s not cheap like it used to be,” laments Dale Weathington of Kolcraft, an American firm that uses contract manufacturers to make prams in southern China. Labour costs have surged by 20% a year for the past four years."

"Joerg Wuttke, a veteran industrialist with the EU Chamber of Commerce in China, predicts that the cost to manufacture in China could soar twofold or even threefold by 2020"

"Labour costs are often 30% lower in countries other than China, says John Rice, GE’s vice chairman, but this is typically more than offset by other problems, especially the lack of a reliable supply chain."

"Some firms are employing a “China + 1” strategy, opening just one factory in another country to test the waters and provide a back-up."

"But China has enduring strengths, despite soaring costs. First, it is close to the booming Chinese domestic market. This is a huge advantage. No other country has so many newly pecunious consumers clamouring for stuff."

"Chinese wages may be rising fast, but so is Chinese productivity. The precise numbers are disputed, but the trend is not. Chinese workers are paid more because they are producing more."


Che la Cina sia ancora la superpotenza in termine di produttività, forza lavoro ed economicità non lo si può mettere in discussione, ma si può notare come stia entrando in una fase, derivata dal benessere generale creato dalla sua mostruosa crescita annuale in termine di GDP, nella quale l'impennata dei costi e dei salari la fanno da padrona. Si parla addirittura di un aumento medio del 20% annuale negli ultimi 4 anni e le previsioni al 2020 lo danno addirittura in aumento del doppio o del triplo.
A causa di questa tendenza molti imprenditori esteri iniziano ad affacciarsi verso nazioni come Vietnam e Sri Lanka, dove il costo del lavoro è inferiore del 30%,  "tastando" il terreno mediante l'apertura di impianti benchmark.
Della Cina però non si può parlare male, in quanto nonostante le tendenze a rialzo di questo periodo a livello di costi, rimane leader in termini di crescita del mercato domestico in quanto nessuna altra nazione può vantare un numero così elevato di consumatori letteralmente "affamati" di beni di consumo. Un esempio clamoroso è l'ottimo andamento delle case automobilistiche tedesche, che vedono i propri fatturati crescere costantemente grazie appunto alla domanda cinese.
Altri aspetti che non possono essere tralasciati sono l'eccellente produttività ed efficienza della manodopera cinese, unita anche alla formidabile supply chain che rende questa nazione ancora ineguagliabile.
Ok, ci siamo, ecco lo spunto: lati positivi e lati negativi svelati. Come vedete lo sviluppo di questo scenario? La Cina come dovrebbe agire per essere ancora la n.1 nei prossimi anni?

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