Pagine
Informazioni personali
- Gabriele Viviani
- Nel panorama economico mondiale attuale, è sempre maggiore la richiesta di una figura professionale competente in ambito internazionale, priva di "barriere geografiche", abile nell'integrarsi in nuove società e nuove culture. Ecco perchè la scelta di creare un blog dove poter analizzare articoli internazionali utili ad ampliare gli orizzonti della nostra mente. Il confronto e la ricerca sempre più accurata di notizie ci rende flessibili e quindi aperti alle novità, abili ad abbattere le "barriere geografiche" che ci circondano.
mercoledì 21 marzo 2012
China's green future
" China’s solar panel industry has become the world’s biggest thanks to a simple formula: Produce in China, sell in Europe. "
" Benefiting from generous financial backing at home -$30 billion in state support in 2010-Chinese manufacturers have spent years boosting capacity. "
" That’s paid off for Yingli Green Energy (YGE), China’s No. 2 solar panel manufacturer, which made 22 percent of its sales in China last year, up from 6 percent in 2010. Next year, Yingli expects domestic sales to jump to 35 percent of revenue. "
The country “has become one of the most promising emerging markets”
" With European governments considering further cuts in subsidies, NPD Solarbuzz reports, China might even finish the year as the world’s largest solar market, ahead of today’s leaders, Germany and Italy."
" A larger Chinese market should be good news for renewable energy worldwide "
Sin dagli inizi della sua ascesa, la Cina è sempre stata criticata ed accusata riguardo la noncuranza in termini di emissioni di CO2,polveri sottili, idrocarburi nell'atmosfera, e di quanto vi è di più inquinante nelle realtà industrializzate emergenti del pianeta.
Ultimamente si sta assistendo a una inversione di tendenza, certamente motivata da tre fattori chiave: maggiore responsabilità in termini di sensibilizzazione al tema ambientale, business in forte crescita, e il costante innalzamento del prezzo del petrolio.
I dati parlano chiaro, la Cina grazie alla sua forte esportazione in termini di volume, destinato soprattutto al mercato europeo, e ai sussidi statali pari a $30 miliardi è diventato il mercato nascente più promettente in assoluto. Si parla addirittura che possa scalzare, con probabilità molto alte, Germania e Italia dal podio delle nazioni con dimensioni di mercato maggiore.
Negli anni passati all'energia solare veniva preferita quella eolica, in quanto molto più efficiente in termini di costo di produzione per Kilowatt/h, ma in questo ultimo periodo, grazie alle ingenti somme destinate alla ricerca, si è riuscito quasi ad abbattere del tutto la differenza tra le due. " Today, producing a kilowatt hour of solar power costs about 17¢ vs. 12¢ for wind, and prices are falling fast."
Ed è proprio grazie alla netta riduzione dei costi di produzione che questa fonte di energia rinnovabile sta sempre più prendendo piede in Cina, sia a livello industriale, che per uso civile e privato.
Sarà davvero l'inizio di uno switch mindset, oppure è solo un modo per un "think green" di facciata?
Businessweek article here
Etichette:
Chin green energy,
China solar energy,
Cina energia solare
martedì 20 marzo 2012
La fiducia è TUTTO
"When you're innovative, consumers are more trusting, because they think you really know what you're doing"
In una realtà sempre più globalizzata, satura di competizione più o meno aggressiva, nella quale il consumatore medio riesce abilmente a confrontare e giudicare un brand, l'etica aziendale, e i prodotti proposti sul mercato, risulta sempre più fondamentale essere TRUSTY ai suoi occhi.
La fiducia del consumatore è ora più che mai l'elemento chiave per una compagnia di successo, sia perchè fonte di profitti utili alla sopravvivenza nel lungo periodo, sia come fonte di vantaggio competitivo a favore della differenziazione e al posizionamento nel settore di riferimento.
Entrepreneur ha stilato la classifica dei 10 Most-Trusted Brands, nella quale per ognuno di essi viene motivata e descritta la "fonte di fiducia" che lo cottraddistingue.
Ed ecco la classifica:
Amazon:
"The online retailer of, well, just about everything, ran away with the list, posting the highest scores not just in overall brand trust but in every individual trust value."
"With millions of products, 24/7 access, superior search and browse technology, user reviews and many other sources of in-depth product information, Amazon.com offers a superior purchase experience"
"Consumers also rely on Amazon to have all the products they're looking for"
Coca-Cola:
"Everything they do is inspired by this idea of, How do we promote, develop and create happiness?"
FedEx:
"the company received its strongest ratings in ability, specifically for being able to achieve what it promises and for the efficiency of its operations."
"They appreciate that it's people's treasures, livelihoods and futures, and that the contents of those packages mean a lot to people."
Apple:
"The bottom line is whatever that new Apple product is, consumers trust that it will be smart and sleek and that it will improve the way they communicate, work or spend their leisure time. What's more, they'll enjoy the experience of making the purchase."
Nike:
Nike declares its mission to "bring inspiration and innovation to every athlete in the world," adding, "If you have a body, you are an athlete."
"Nike's always been extremely customer-focused, with a broad access point that makes the brand relevant to elite athletes as well as the everyday person"
Starbucks:
"Starbucks has gotten much more in touch with the reason they're here, and that's to help create connections"
From the free Wi-Fi to the in-store music to the large tables with room for groups and meetings, the company's stores are designed to help customers interact. "Go into any Starbucks, and business is happening and people are sharing, and the company understands that," Stengel says. "Everything in there is about connection, discovery, inspiration and creation."
Per la classifica completa guarda l'articolo sottostante.
Etichette:
10 Most-Trusted Brands,
Fiducia consumatore,
Trust in business
lunedì 19 marzo 2012
Apple....è ora di dividendi?
" Apple Inc. AAPL +0.00% shareholders are about to get an answer to one of their most pressing questions: What will the technology giant do with its roughly $100 billion in cash? "
"Tim Cook said the company had been thinking about its cash "very deeply," and is actively discussing strategies for managing it with the company's board. "It's a lot," he added. "It's more than we need to run the company."
" As of the end of December, Apple's cash, cash equivalents and short-term and long-term marketable securities totaled roughly $97.6 billion, more than the market capitalizations of all but 52 publicly traded companies at the time. "
" Monday's announcement, which will be made by Mr. Cook and Chief Financial Officer Peter Oppenheimer, will end months of speculation about whether Apple will take a new approach to cash and how dramatic it will be. "
"Apple's stock has risen sharply in recent months, in anticipation of a change in the company's approach. The shares closed at $585.57 Friday, up 45% since the start of the year."
" If Apple initiates a dividend, it would join a large number of cash-rich tech companies that have yielded to investor demand for dividends over the years, including Microsoft Corp., MSFT -0.77% Cisco Systems Inc. CSCO +0.60% and Oracle Corp. ORCL -1.06% "
Rumor del momento che sta letteralmente facendo ammattire gli shareholders di tutto il mondo, ed in particolare i detentori di titoli azionari Apple, è la dichiarazione di Cook a riguardo dei $100 billion ritenuti "in eccesso" per la compagnia.
Si vocifera infatti che nella giornata di oggi Tim Cook, Ceo di Apple, si esprima per quanto riguarda la destinazione dell'ingente risorsa cash che gli account Apple dispongnono, che si pensa venga destinata agli shareholders.
A dicembre dell'anno scorso essa ammontava all'incirca a 100 miliardi di dollari, somma addirittura superiore all'intera capitalizzazione di ogniuna delle 52 compagnie ad oggi quotata sul mercato di Wall Street.
Chiaramente questi rumors si sono riversati in forma positiva sul mercato azionario di tutto il mondo, tanto che a Francoforte il titolo Apple ha guadagnato il 3% raggiugendo i 601.9$ per share. (Bloomberg article), e si pensa che questa ondata di ottimismo continui a far crescere il valore del titolo fino alla fatidica conferenza stampa del boss Cook.
In caso di dividendi , ritenuti pari al 2-3% per share, ogni shareholder percepirebbe dagli 11 ai 17$ per share.
Godrebbero in maniera molto consistente di questa decisione soprattutto le grandi compagnie, come Microsoft, Cisco Systems e Oracle, che hanno investito ingenti somme di capitali in titoli azionari Apple.
Sarà ancora una volta la "trovata" Apple per aumentare la propria capitalizzazione sul mercato, oppure il primo cambio di tendenza dalla morte del fondatore Steve Jobs?
WSJ article here
Etichette:
APlle dividendi,
Apple $100 billion cash,
Apple 2% share,
Apple dividends
mercoledì 14 marzo 2012
Apple vs Samsung...odio o amore?
" Samsung Electronics Co. (005930) will supply the screen for Apple Inc. (AAPL)’s new iPad afterLG Display Co. (034220) and Sharp Corp. (6753) didn’t meet the U.S. company’s quality requirements."
" The supply deal deepens Apple’s partnership with Samsung, which already makes the chips that power the iPhone and iPad, even as the companies sue each other around the world regarding patents."
" Apple, based in Cupertino, California, and Samsung have been locked in patent disputes concerning mobile technology and design since April, when the iPhone maker accused the Suwon, South Korea-based company of copying its products. "
Come molti lettori e interessati del settore sapranno, Samsung intorno all'ottobre del 2011, ha superato Apple in volume di vendita di smartphone (article here ), nonostante una travagliata e continua "lotta" legale contro di essa, dovuta alle accuse avanzate da Apple nei suoi confronti su presunte violazioni di brevetti industriali.
Settimana scorsa Apple ha presentato il suo nuovo tablet iPad, con il quale vuole affermare in modo ancora più marcato la propria leadership nel settore. Tra le novità da essa introdotte nel suo nuovo prodotto, la più importante ed innovativa riguarda il nuovo e rivoluzionario display Retina (specifiche tecniche).
E' di oggi però la notizia che svela il retroscena riguardante la provenienza di questo elemento, che sembra essere, sotto tutti i punti di vista, la vera fonte di valore aggiunto per Apple, nella quale viene rivelato che esso non venga prodotto nella sede di Cupertino, ma a Suwon (Sud Korea), sede della rivale Samsung.
La motivazione riguardante la scelta di Samsung come provider dell'hardware del suo device, risiede nel fatto che le alternative possibili per Apple ( LG e Sharp) non avrebbero potuto garantire la qualità strutturale e grafica di questo elemento chiave.
Si può dunque notare come Apple sia indiscutibilmente la leader nel design e nell'innovazione tecnologica, ma che abbia diverse pecche; una tra le più gravi è il non essere produttrice a livello fisico di tutto ciò che rappresenta e racchiude in se vantaggio competitivo.
Tutto ciò significa essere i primi fautori del deterioramento, nel medio-lungo termine delle proprie posizioni di vantaggio, e ci si chiede dunque come sia possibile chiamare a giudizio uno dei propri più importanti fornitori, come Samsung, per violazione di brevetti industriali.
Possibile che ai vertici di Cupertino tutto ciò non risulti controproducente?
Bloomberg article here
lunedì 12 marzo 2012
Japanese harakiri?
"Japan’s electronics sector is in a world of pain at the moment. In late February, Elpida Memory the world’s third-largest maker of PC memory chips, filed for bankruptcy, with $5.6 billion in debt, in the biggest-ever corporate failure for a Japanese manufacturer. Olympus has been laid low by scandal. Sometime in May, Sony is expected to report a fiscal year loss of about $1.1 billion."
" Japan’s share of global exports by high-income OECD countries has fallen to 7.6 percent (as of 2010), compared with 12 percent back in 1984."
"In 2000, Japanese exports of electronic goods accounted for 26 percent of the nation’s overall total. In 2011 the figure was 14 percent. Electronics is no longer a big contributor to Japanese trade."
"Japan’s biggest makers of phones, televisions, and chips say they’ll lose about $17 billion this year, about three-quarters of what Samsung will spend on research to lengthen the lead over its competitors"
Dopo la pausa del weekend eccoci nuovamente, pronti per analizzare un nuovo topic internazionale. Oggi parliamo del Giappone.
Nell'ultimo anno come tutti sappiamo ha subito diversi eventi sfavorevoli: si parte dal disastro umanitario del terremoto, allo tsnunami creatosi dalla forte scossa, fino alla tragica esplosione del reattore di Fukushima e il conseguente rilascio nell'atmosfera di radiazioni nucleari che hanno colpito duramente la popolazione giapponese .
Tutto ciò non ha di certo contribuito alla crescita in termini di Pil di questa nazione, anzi ha peggiorato uno scenario,che senza questi avvenimenti, già non godeva di ottima salute.
In questo ultimo anno il settore della tecnologia, "Japan’s flagship industry", ha subito una forte crisi, sia in termine di volumi di esportazione, che di livello qualitativo ed evolutivo.
Si va infatti dalla dichiarazione di bancarotta della Elpida Memory, allo scandalo per coprire perdite per un ammontare di $1,7 billion da parte di Olympus ( NY times article ) , fino ad arrivare alle aspettative negative di Sony a riguardo di una perdita fiscale pari a $1,1 billion.
Per il Giappone si parla di diversi aspetti da migliorare in quanto su vari fronti sta perdendo rapidamente terreno e competitività nei confronti delle nazioni leader del settore.
L'ammontare delle esportazioni nei paesi facenti parte dell OECD è quasi dimezzato rispetto allo stesso dato nel 1984. Si nota infatti che questa riduzione sia dovuta all'aumento di volumi degli USA (16.9 %), Germania (14%) e della emergente Korea (5%).
Le esportazioni sono ovviamente calate quasi del 50%, si passa infatti dal 26% al 14% sul totale delle esportazioni della nazione.
Ultimo, ma non in termine di importanza, è un dato davvero rilevante: quest'anno nel settore tecnologico il Giappone ha perso $17 billion, pari a 3/4 del totale di capitale destinato da Samsung per la ricerca e sviluppo dei sui prodotti!
Il Giappone per tornare a essere leader in termini di eccellenza e qualità dovrà riuscire a reinventare se stesso. Ci riuscirà? Come? a voi la parola...
Businessweek article here
Etichette:
Japan Technology rate,
Japanese crisis,
Settore tecnologico
venerdì 9 marzo 2012
The end of cheap China... what's the future?
"On March 5th Standard Chartered, an investment bank, released a survey of over 200 Hong Kong-based manufacturers operating in the Pearl River Delta. It found that wages have already risen by 10% this year. Foxconn, a Taiwanese contract manufacturer that makes Apple’s iPads (and much more besides) in Shenzhen, put up salaries by 16-25% last month."
“It’s not cheap like it used to be,” laments Dale Weathington of Kolcraft, an American firm that uses contract manufacturers to make prams in southern China. Labour costs have surged by 20% a year for the past four years."
"Joerg Wuttke, a veteran industrialist with the EU Chamber of Commerce in China, predicts that the cost to manufacture in China could soar twofold or even threefold by 2020"
"Labour costs are often 30% lower in countries other than China, says John Rice, GE’s vice chairman, but this is typically more than offset by other problems, especially the lack of a reliable supply chain."
"Some firms are employing a “China + 1” strategy, opening just one factory in another country to test the waters and provide a back-up."
"But China has enduring strengths, despite soaring costs. First, it is close to the booming Chinese domestic market. This is a huge advantage. No other country has so many newly pecunious consumers clamouring for stuff."
"Chinese wages may be rising fast, but so is Chinese productivity. The precise numbers are disputed, but the trend is not. Chinese workers are paid more because they are producing more."
Che la Cina sia ancora la superpotenza in termine di produttività, forza lavoro ed economicità non lo si può mettere in discussione, ma si può notare come stia entrando in una fase, derivata dal benessere generale creato dalla sua mostruosa crescita annuale in termine di GDP, nella quale l'impennata dei costi e dei salari la fanno da padrona. Si parla addirittura di un aumento medio del 20% annuale negli ultimi 4 anni e le previsioni al 2020 lo danno addirittura in aumento del doppio o del triplo.
A causa di questa tendenza molti imprenditori esteri iniziano ad affacciarsi verso nazioni come Vietnam e Sri Lanka, dove il costo del lavoro è inferiore del 30%, "tastando" il terreno mediante l'apertura di impianti benchmark.
Della Cina però non si può parlare male, in quanto nonostante le tendenze a rialzo di questo periodo a livello di costi, rimane leader in termini di crescita del mercato domestico in quanto nessuna altra nazione può vantare un numero così elevato di consumatori letteralmente "affamati" di beni di consumo. Un esempio clamoroso è l'ottimo andamento delle case automobilistiche tedesche, che vedono i propri fatturati crescere costantemente grazie appunto alla domanda cinese.
Altri aspetti che non possono essere tralasciati sono l'eccellente produttività ed efficienza della manodopera cinese, unita anche alla formidabile supply chain che rende questa nazione ancora ineguagliabile.
Ok, ci siamo, ecco lo spunto: lati positivi e lati negativi svelati. Come vedete lo sviluppo di questo scenario? La Cina come dovrebbe agire per essere ancora la n.1 nei prossimi anni?
Etichette:
China end cheap,
China soaring wages,
costi lavoro cinese
giovedì 8 marzo 2012
Fantasy Shopper, la nuova frontiera del Marketing
“Gamification” is an ugly word, but it sounds like money to some."
"Retailers have been quick to team up with the firm because it helps with promoting products and gives instant feedback from potential customers about what is likely to sell."
"The main appeal of Fantasy Shopper and similar “social shopping” firms is their potential to transform fashion retailing by generating vast amounts of data on shoppers’ tastes."
"So far it has played a deft hand. In November, one month after launching, Fantasy Shopper beat 1,500 rivals to win the Amazon Global Start-up Challenge."
Oggi cambiamo completamente tipologia e modalità di discussione, e lo facciamo andando a parlare di Marketing.
Immaginate di poter stare comodamente a casa vostra, fare shopping, girare contemporaneamente alcune tra le più belle città del mondo, e vincere voucher da utilizzare negli stessi negozi visitati.... SI avete letto bene!
Tutto questo è Fantasy Shopper che a detta di molti del settore pare essere il "fashion game" che stravolgerà il nostro modo di fare shopping! Grazie a questa fantastica trovata multimediale gli stessi retailers potranno avere un feedback istantaneo sulle tendenze, i gusti e i bisogni degli stessi consumatori/players.
Pare proprio che si sia scoperta la nuova frontiera del marketing, che porterà sicuramente molti vantaggi in termini di stoccaggio e magazzino per i retailers, i quali riusciranno sicuramente a ritrovarsi sempre meno avanzi di magazzino a fine stagione.
Possibilità di sconti, divertimento e "turismo".... cosa si può volere di più?
Etichette:
Fantasy Shopper,
Marketing fashion
mercoledì 7 marzo 2012
India sempre appetibile?
" That sense of fear strikes some as overdone. Jonathan Anderson, of UBS, a bank, has tagged the rupee a “drama queen”. India’s high inflation and chunky current-account deficit, financed by capital flows, mark it out from most of Asia. But neither attribute is new. Chetan Ahya, an economist at Morgan Stanley, thinks India has its problems, but that the weak rupee mainly reflects the trauma in global markets, which has caused capital flows to dry up."
" The investment climate has soured due to stubborn inflation, high interest rates and GDP growth that may dip below 7% in the coming quarter. Pessimism about the government’s appetite for reform has surely hurt India’s ability to attract capital."
" The falling rupee, then, partly reflects India’s economic failings. But will a cheaper currency add to these problems or help solve them? It should eventually narrow the external deficit, by boosting exports and limiting imports."
"And a lower rupee will fan inflation, which is already at 9-10%."
" The country has $314 billion of reserves, largely thanks to the central bank intervening in the past to stop the rupee appreciating too much. But that cushion is not as big as it seems. Mr Mishra reckons foreign debts that must be repaid within a year now equal 48% of India’s reserves. Using a similar approach of deducting short-term debts from reserves, Mr Anderson reckons India’s net position has deteriorated."
Proseguendo la nostra analisi sui paesi facenti parte del BRIC ci possiamo rendere conto come le tanto ammirate e lodate nazioni individuate mediante questo acronimo, pur essendo esempio di elevata crescita e di costante sviluppo, non se la passino così tanto bene in questo ultimo periodo. Molti di voi certamente affermeranno che essendo in gran parte dipendenti a livello di export dai paesi dell'Ue, esse risentano molto dell'avversione al rischio, e della contrazione a livello di importazioni che caratterizzano la nostra cara Europa oggigiorno.
Ma quello su cui vorremmo incentrare l'attenzione è la costante che accomuna le tre nazioni fino ad ora esaminate (Brasile, Cina, India): Inflazione in aumento, riduzione delle esportazioni, diminuzione di attrattività per investitori esteri.
Continenti ,culture, società, governi diversi.... perchè la costante che li accomuna sembra essere la stessa?
The Economist article here
Etichette:
BRIC,
India Rupee weak,
Indian GDP
Brasile si, Brasile no?
"Brazil's sharp slowdown—the economy grew 2.7% in 2011, down from 7.5% in 2010—is the latest sign of the limits of big emerging market economies to continue to drive global growth amid a developed world slowdown. Though Brazil's economy surged 7.5% in 2010, a matrix of economic obstacles, from high tax rates to inflation and an overvalued currency are likely to prevent the economy from returning to anything like those blazing speeds in the near future, economists say."
" But even if things go right, economists predict Brazil will eke out around 3.5% growth, below the government's more optimistic forecasts—and far below what many investors say is the potential for an economy with rich stores of iron ore, oil, soy, beef and other commodities."
"What's amazing is we're talking about how hard it will be for Brazil to get to back to 3.5% growth, which in the end isn't that great a number," said Alberto Ramos, a Goldman Sachs economist
In questo inizio di 2012 si sta assistendo a una sorta di ridimensionamento delle previsioni e stime di molte delle realtà economiche facenti parte del BRIC. Ieri abbiamo parlato della Cina e dell'abbassamento del tasso di crescita obiettivo dell'anno ( vedi qui), oggi invece introduciamo una riflessione su un altro "big" dei paesi in via di sviluppo: il Brasile. Difficile mettere a paragone i due paesi poichè estremamente differenti sia a livello politico-amministrativo, sia a livello di materie prime presenti entro i propri confini. L'elemento in comune dei due si sta invece configurando in questo ultimo periodo e per essere più specifici negli ultimi 4 mesi del 2011, dove sia Cina che Brasile hanno subito una riduzione di Pil non indfferenti rispetto a quanto maturato nei periodi precedenti.
Ora si va parlando di un Brasile che nel 2012 nonostante la sua economia fiorente dovrà superare diversi ostacoli per poter raggiungere l'obiettivo 3,5% GDP annuale.
Arriviamo quindi al punto utile ad avviare la discussione: Cina e Brasile si stanno assestando sempre più verso una condizione di paese consolidato; tra i due, in quale paese avviereste il vostro ipotetico business? Fuoco alle polveri...
WSJ article here
Etichette:
Brasile via di sviluppo,
Brazil economy,
Brazil growth rate
martedì 6 marzo 2012
Down from the "magic" number
"That magic, 8 percent number, though, is now history. At his annual address to open the National People’s Congress in Beijing, Chinese Premier Wen Jiabao on March 5 announced that the government has a GDP target of 7.5 percent this year. China hasn’t had a growth target that conservative since 2004."
Una previsione di crescita minore del magico 8%, un tasso di inflazione in crescita verso il 5%, tutti elementi che portano a far notare come la Cina stia sempre più passando da uno stato in via di sviluppo, ad uno consolidato. E' ancora l'Eldorado per tutti gli imprenditori europei e mondiali? A voi la parola...
http://www.businessweek.com/
Etichette:
5% grow rate China,
7,
China growth rate,
Investire in Cina
Porter e la nuova teoria Social
Il Modello di Porter sta venendo meno in questo periodo di lenta risalita dalla crisi economica, le imprese di grandi dimensioni trovano sempre più difficltà a far crescere i propri margini rispetto alle piccole e medie imprese, flessibili e customer oriented. La personalizzazione e il contatto diretto con il cliente sono sempre più il vantaggio competitivo da ricercare e da difendere.
why porters model is no longer works?
Etichette:
flessibilità,
Michael Porter,
piccole aziende,
Social Teoria
E' da ora in rete UPDATE YOURSELF!
Blog di dibattito e di spunti su argomenti di attualità, economia, tecnologia e tutto ciò che serve ad aprire la mente e a tenerla aggiornata!
Settimanalmente selezionerò articoli provenienti dalle maggiori testate internazionali, con lo scopo primario di dare vita a uno scambio di nozioni, informazioni , e perchè no, alla creazione di nuove idee imprenditoriali.
Spargete la voce ad amici, parenti, conoscenti, perchè BRAINSHARING è la parola chiave per essere competitivi in un mondo sempre più GLOBALIZZATO.
Blog di dibattito e di spunti su argomenti di attualità, economia, tecnologia e tutto ciò che serve ad aprire la mente e a tenerla aggiornata!
Settimanalmente selezionerò articoli provenienti dalle maggiori testate internazionali, con lo scopo primario di dare vita a uno scambio di nozioni, informazioni , e perchè no, alla creazione di nuove idee imprenditoriali.
Spargete la voce ad amici, parenti, conoscenti, perchè BRAINSHARING è la parola chiave per essere competitivi in un mondo sempre più GLOBALIZZATO.
Iscriviti a:
Post (Atom)










